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blue-abstract-glass-balls“Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce se stesso” questa frase dello psicoanalista e sociologo Erich Fromm riassume brillantemente l’obiettivo fondamentale che ognuno di noi porta avanti nella propria vita.

Dare alla luce se stessi, diventando consapevoli delle proprie peculiari caratteristiche, della propria unicità potrebbe sembrare la cosa più naturale del mondo.

Ma è davvero così? Per la maggior parte delle persone purtroppo no.

Questo per varie ragioni. Innanzitutto il processo di conoscenza di sé è lungo, in un certo senso non finisce mai.Il tempo, la conoscenza, le esperienze infatti ci mutano continuamente, spesso compiamo azioni che ci sorprendono, mostriamo capacità che ignoravamo di avere o siamo inspiegabilmente bloccati.

In secondo luogo il nostro percorso di crescita è influenzato, più o meno pesantemente, dalle interferenze e dai condizionamenti che provengono dall’ambiente circostante, dalle credenze o convinzioni limitanti che sviluppiamo nel tempo, dall’educazione, dalla religione, dalla famiglia.

Ci sono, inoltre, le esperienze e i traumi che ci segnano, lasciando tracce che spesso non riusciamo a decodificare consapevolmente, ma che però agiscono nella vita di ogni giorno.

Dietro ogni nostra azione, quindi, c’è molto di più di quello che pensiamo ed è per questo che, a volte, siamo lontani dalla nostra autenticità, dal nostro vero sé.

Con la kinesiologia emozionale è possibile fare chiarezza, scoprire ed lasciare andare le tracce di antichi traumi, disinnescare meccanismi inconsci conseguenza di traumi o esperienze negative e tornare a essere in contatto con la nostra essenza.

Ricordo, ad esempio, il caso di una donna di circa trentacinque anni, colta, brillante, che però lamentava uno stato di stress e malessere interiore ogni volta che si trovava a fare delle scelte che riguardavano la propria vita professionale. Timori e dubbi l’assalivano e con essi la paura di sbagliare, paura irrazionale poiché le sue capacità professionali erano da anni confermate dall’esito del suo lavoro.

Con il test muscolare e con l’individuazione  dell’età di causa, strumenti e tecniche tipici della kinesiologia emozionale, lei riportò alla memoria un’episodio, apparentemente banale, dell’infanzia. Era in visita a casa di altri bambini e, involontariamente, aveva rotto un giocattolo donato loro da parenti americani. L’imbarazzo e il rimprovero ricevuto dalla mamma in quel momento, completamente dimenticato a livello conscio, avevano determinato in lei una sensazione sgradevolissima di inadeguatezza per lei, bambina educata e quieta, ma soprattutto che aveva deluso la sua mamma. Nel tempo, il ricordo dell’episodio era stato dimenticato ma il trauma era rimasto e la sensazione si era ripresentata traslandosi, però, al campo lavorativo. Lei, pur diligente e preparata, non era più sicura di se stessa al punto di prendere serenamente le decisioni che, a livello conscio, era perfettamente in grado di prendere. A questo si aggiungeva il timore di deludere la mamma che desiderava che lei diventasse un bravissimo avvocato; lei però non aveva nessuna passione per il diritto, la sua vera passione erano la musica, la letteratura e l’arte.

La defusione dello stress di quel momento, con le tecniche della kinesiologia emozionale, le hanno permesso di “far pace” con quel momento del suo passato e ritrovare la propria sicurezza.

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