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Si avvicinano le festività natalizie e con esse si rinnova la tradizione dello scambio di doni; si mette quindi in moto una sorta di frenesia, che induce a correre da un negozio all’altro per scegliere l’oggetto più adatto.

Ma come mai questo gesto diventa molto spesso fonte di ansia, dubbi, delusione?

Sull’argomento può essere interessante la lettura del “Saggio sul dono” dell’antropologo francese Manuel Mauss che, nel 1923, svelava “l’obbligo di reciprocità che sta alla base della società”, la relazione “ambigua, libera e obbligatoria nello stesso tempo” che lega tra loro le persone coinvolte nell’atto del donare.

Donare, ricambiare, accettare o rifiutare il dono, infatti, sono per Mauss atti di grande valore simbolico oltre che materiale; attraverso gli oggetti, infatti, si creano rapporti di scambio, si manifesta la propria superiorità o inferiorità, rapporti che non devono essere interrotti. Come spiegato successivamente da Marshall Sahlins, il dono stabilisce relazioni amichevoli per sfuggire lo spettro della guerra e perché in qualche modo incorpora in sé il donatore.

Come accade agli innamorati o agli amici, infatti, in quel libro, in quel disco o in quel pullover, c’è come legata una parte delle nostre emozioni.

Il dono quindi crea legami sociali; nell’odierna società consumista tale valore rischia di essere eclissato dall’aspetto economico, ma è un pericolo che possiamo scongiurare.

Innanzitutto evitando di farci travolgere dalla frenesia degli ultimi giorni prima del Natale, in secondo luogo dando priorità alla vera essenza del gesto del donare e, infine, preferendo oggetti o meglio ancora esperienze da condividere per creare ricordi belli, momenti indimenticabili e tutto quello che il denaro non può comprare!

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